Articolo di: ven, lug 22nd, 2011

Cucina mediterranea, addio sapore di casa?

La cucina mediterranea, patrimonio dell’umanità

La nostra cucina è da sempre considerata la migliore al mondo. Addirittura qualche anno fa la cucina mediterranea fu nominata dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Una scelta che dà lustro alla nostra agricoltura, alla nostra gastronomia e alle nostre maestranze in materia di fantasia e nutrimento in cucina. Ma da qualche anno, la buona dieta mediterranea affronta un nemico molto potente, ovvero, il cambiamento degli stili di vita e delle abitudini degli italiani. Anche noi, così come gli altri paesi fortemente industrializzati, si stanno accelerando i ritmi di vita in favore di un maggior rendimento nel lavoro. Ormai sono pochi quelli che riescono a ritrovarsi in famiglia ad ora di pranzo per gustare pienamente il proprio piatto. Sono pochi quelli che si riservano addirittura un’ora per pranzare o cenare. Tutti di corsa, tutti in fila ai banchetti improvvisati di pranzo a portar via, con l’ovvia conseguenza di mangiare pessimo cibo e di pessimo gusto.

Fast food al posto della più salutare cucina tradizionale

Tutte le meravigliose ricette tramandate da nonne e mamme, tutte le salse simbolo e manifesto di tradizioni locali, tutte i colori e sapori della nostra pasta, corrono il rischio di essere scalzati da panini insipidi, piatti precotti e sandwich di bizzarra fattezza. Il fast food purtroppo è una realtà e raccoglie giorno dopo giorno la sua bella fetta di mercato (giusto per restare in metafora gastronomica). Gli stranieri non riescono a credere che proprio noi rinunciamo alle eccellenze di casa nostra. Ma purtroppo, ricerche di settore parlano chiaro. La nostra cucina sta cambiamento, o meglio si sta modificando. L’augurio è che comunque, al di là delle future evoluzioni dei tempi di lavoro, gli italiani da sempre tradizionalisti per natura, mantengano questa consuetudine prestigiosa ed essenziale, ovvero, la buona cucina. Perché è solo questa cucina a far bene alla corpo e alla mente.

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